All'Ombra dell'Alberello
ALL’OMBRA DELL’ALBERELLO
In questo momento il Tacco d’Italia va forte. Con i suoi paesaggi mediterranei,
le costruzioni in pietra bianca, il Barocco e le spiagge bellissime,
è ormai meta turistica d’elezione. E i suoi prodotti fanno tendenza.
A cominciare dai vini. Anzi, dal Salice Salentino
LA PUGLIA DEL VINO sta vivendo un momento di successo, e questo coinvolge tutte le denominazioni più note di questa regione che si sviluppa per trecentocinquanta chilometri dal Gargano a Santa Maria di Leuca, su ottocento chilometri di coste e che è bagnata dal Mar Ionio e dall’Adriatico. Emblematica in questo senso è l’affermazione del Salice Salentino, il vino quantitativamente più importante della regione, leader anche per qualità. È l’espressione più nota del negroamaro, il vitigno pugliese più noto, che si accompagna alla malvasia nera, il suo partner naturale. «Si tratta di 1.100 ettari – ci racconta Angelo Maci, presidente del Consorzio del Salice Salentino e della Cantine Due Palme di Cellino San Marco – solo nella zona del Salice. Ma c’è anche il resto della regione... Sta diventando uno dei vini autoctoni italiani di maggior successo. E questo anche nel mondo». «È così famoso che persino un gruppo musicale l’ha scelto come nome – ride Angelo – e questo ne ha aumentato ancora la popolarità». Le uve del Salice Salentino Doc ora viaggiano sui 70 euro al quintale, più del doppio di tre o quattro anni fa, complice una vendemmia 2011 piuttosto scarsa. E dopo anni di espianti si torna a piantare: addirittura i vivaisti sono stati colti impreparati e faticano a fornire le barbatelle. «Cantine sociali di qualità, come la Due Palme (che controlla oltre metà dei vigneti della denominazione), i grandi marchi storici di produzione come Leone de Castris e i selezionatori imbottigliatori di livello hanno puntato sulla qualità, ed è sceso drasticamente il numero delle bottiglie prodotte dai grandi marchi commerciali del settentrione, che non hanno fatto una politica di qualità.
Ma ormai è una minoranza. I viticoltori sono tornati a progettare un futuro sulle vigne, a piantare. E questo perché si è potuto pagare le uve premiando la qualità». Un circolo virtuoso, insomma, che però per anni non aveva funzionato. La corsa al ribasso, la moda dei vitigni internazionali e lo strapotere dei marchi commerciali avevano ridotto a mal partito un vino che già negli anni Ottanta era diventato un must nelle grandi carte dei vini d’Oltre Oceano. «Merito di Cosimo Taurino, un grande uomo del vino, e di Leonardo Lo Cascio, importatore di vino negli Stati Uniti, che avevano fatto un lavoro eccezionale per il Salice» racconta Maci.
In questi ultimi anni molto si è fatto, in vigna come in cantina, per recuperare il terreno perduto. È finita la corsa all’espianto dei vecchi vigneti ad alberello, che danno le uve migliori. È nata anche un’associazione, l’Accademia dell’Alberello Pugliese, che è gestita dai sette sindaci dei comuni della Doc, che sostiene questa forma d’allevamento tradizionale. Le cantine sono state ammodernate, i legni sono ormai di qualità. «Il successo va difeso e consolidato – continua Maci – ed ora bisogna pensare a tutelare i vignaioli. Dobbiamo frenare la liberalizzazione degli impianti per tutelare chi le vigne le ha prima che si torni a produrre troppo. E dobbiamo proteggere il territorio, lavorare per una viticoltura sostenibile, vicina all’ambiente». Negli ultimi anni è aumentato velocemente il numero degli ettari a coltura biologica, si inizia a monitorare e a trattare il problema dell’acqua, e sono pochi ormai ad utilizzare i pesticidi, sull’esempio di Due Palme che da anni adotta tecniche naturali, come la confusione sessuale, per combattere i parassiti della vite. I prezzi sono tornati a salire, e i mercati, a cominciare dalla Svizzera e dai paesi scandinavi, per non parlare della Germania, hanno ripreso ad ordinare questo corposo rosso mediterraneo. E poi c’è crescita in Usa, e nei nuovi mercati, dalla Russia alla Cina. «Il prezzo medio ormai si aggira sui 6/7 euro a bottiglia. Pensate che negli anni Ottanta si trovava a duemila lire sullo scaffale della Gdo. Ma non ci sono ricette speciali o parole magiche. Bisogna fare una politica di qualità e incentivare il viticoltore. Noi riconosciamo un bonus di 350 euro/ ettaro l’anno a chi coltiva ad alberello». Uve migliori, un paesaggio più bello, che attira il turismo. Angelo Maci ha all’attivo 55 vendemmie, ma forse per lui e vignaioli del Salice Salentino le migliori devono ancora venire.
Art. tratto dal mensile
di Aprile 2012 anno 21 n°243
Gambero Rosso