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Il numero 3 è …
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Le uve

I Vigneti
Nei 2200 ettari di vigneti si coltivano per il 90% varietà a bacca rossa e per il 10% varietà a bacca bianca, con una produzione media annua di circa 200.000 quintali d’uve per una resa che oscilla tra i 70 e gli 80 quintali per ettaro. Il patrimonio ampelografico aziendale annovera gli autoctoni Negroamaro, Primitivo, Susumaniello, Aleatico, Fiano, Malvasia Nera e Moscato, ovvero quei vitigni con i quali la Puglia è entrata a buon diritto nel gotha dei territori di eccellenza produttiva. Mentre, tra le varietà alloctone spiccano Sangiovese, Montepulciano, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Pinot Bianco e Nero, Chardonnay e Sauvignon.

Le Uve
Primitivo – Il nome “Primitivo” deriva dalla tendenza di queste uve a maturare prima delle altre, solitamente verso i primi giorni del mese di settembre. Ci sono anche leggende secondo le quali queste uve si sono sviluppate da un clone di uno dei tre ceppi di popolazione che hanno abitato anticamente le zone costiere del Salento lungo il Mar Ionio (Brindisi, Lecce e Taranto). Quest’area fu colonizzata dapprima dai Messapi, poi dai Fenici ed infine dai Greci. Soprattutto nel Medioevo, grazie alla diffusione degli insediamenti urbani ad opera dei monaci eremiti Basiliani di origine greca, la coltivazione del Primitivo si impose lungo le Murge nelle province di Bari e Taranto, per poi giungere sino al Salento. Alcuni documenti storici stabiliscono che questa varietà era coltivata su vasti territori già dal XVII secolo, grazie ai Monaci Benedettini. Ma fu nel Salento, più che in qualsiasi altra zona, che i monaci trovarono le condizioni climatiche e territoriali più favorevoli alla coltivazione di questa varietà. Dalle uve Primitivo si ottiene un vino di estrema qualità, dall’alta gradazione alcolica e da un sapore ben bilanciato, squisitamente tannico e potente, di gran corpo.
Negroamaro e Malvasia Nera – Dal VI secolo a.C., la maggior parte dei vigneti del Salento risulta di varietà Negroamaro. Il vino ottenuto da queste uve risulta di colore rosso con riflessi amaranto, con profonde venature di un rosso cupo tanto da assumere il nome di “niuru maru”. Quest’accezione dialettale darà poi il nome Negroamaro alla varietà. Sempre nel Salento, circa due secoli fa, si diffuse anche la coltivazione del Negro Dolce, con caratteristiche opposte a quelle del Negroamaro. La nuova varietà deriva dalla famiglia delle Malvasie, di origine Greca. La stessa giunse in Puglia dal Peloponneso, in particolar modo dalla città di Monemvasia. Oggi, solo due tipologie sono ampiamente coltivate, la Malvasia Nera di Brindisi e la Malvasia Nera di Lecce, le cui caratteristiche sono pressoché simili. Una ricerca condotta dal prof. Rocco Di Stefano ha dimostrato che le uve Negroamaro contengono una dose di Resveratrolo cinque volte superiore alla media delle altre varietà rosse internazionali. Questa sostanza, ben conosciuta per il suo potere anti-ossidante e di contrasto contro i radicali liberi, aggiunge a questi eccellenti vini pugliesi, certificate qualità terapeutiche in caso di malattie cardiovascolari.
Susumaniello – Uva di origine probabilmente dalmata il cui nome deriva dall’appellativo “carico come un asino” che si riferisce alla caratteristica capacità di questa pianta di essere molto produttiva nei primi anni di vita. In età matura, a circa 10 anni, la sua produttività si riduce considerevolmente. Arriva a maturazione nella prima metà di settembre, i grappoli sono di medie dimensioni con la buccia di colore blu/violetto vellutato. Gli acini sono ricchi di zuccheri con un’equilibrata acidità. Contengono più del doppio degli antociani del Negroamaro ed hanno un elevato indice estrattivo.



