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i nostri vini
Selvarossa Riserva
Salice Salentino Rosso DOP
RISERVA
UVAGGIO: Negroamaro e Malvasia Nera.
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Spese di spedizione
In Italia omaggio per importi superiori ai 150,00 euro
Piedi di piombo e passi da gigante
Il successo internazionale del gruppo cooperativistico pugliese è dovuto all’esperienza di Angelo Maci, enologo-imprenditore capace di coinvolgere parecchi viticoltori.
Per valorizzare, crescere e progredire servono esperienza, coesione e partecipazione. Poi un’analisi molto accurata, un progetto condiviso, l’ottimizzazione delle risorse. Un insieme indispensabile sempre. Ma ancor di più lo è quando si vogliono affrontare nuovi mercati che, oltre alla qualità, richiedono un buon numero di bottiglie e un prezzo competitivo. Una visione simile Angelo Maci – enologo e terzo discendente della famiglia ad occuparsi di vigne e vini di Puglia – l’ebbe ormai un trentennio fa, in pieno periodo di cooperative messe in piedi a prevalente scopo, con le dovute eccezioni, assistenzialistico piuttosto che produttivo. Cooperative che poi, per provare a correggere al rotta prima del naufragio, tentavano fusioni senza magari riuscirci. E’ proprio in reazione alla mancata fusione fra tre cantine sociali locali che nel 1989 nacquero le Cantine Due Palme. Proprio per volontà di Angelo Maci, che aveva già ben chiaro in testa cosa bisognasse fare per valorizzare i vitigni, i vini e il lavoro degli uomini della sua terra, quella salentina. Sul tavolo della costituzione dell’azienda Due Palme non c’era una lira, ma Maci ci mise la propria esperienza personale, la tradizione familiare e il suo patrimonio viticolo, vale a dire 40 ettari di filari ampiamente collaudati. Insieme a lui una quindicina di piccoli soci, che avevano subito intuito la serietà dell’uomo e le potenzialità del progetto. E ben fecero, perché di passi in avanti, dal 1989 ad oggi, ne sono stati fatti davvero tanti, ampi e sicuri.
“In quegli anni”, ricorda Angelo Maci, “la vita vinicola pugliese era molto difficile, c’era in atto la guerra del vino con la Francia, sui prodotti da taglio. I nostri prodotti arrivavano lì ed i vigneron locali li scaricavano direttamente nei fossi…Noi facevamo prodotti sfusi buonissimi; era l’epoca in cui il vino, non solo nella nostra regione, era imbottigliato davvero da pochi. Un giorno, stufo di vedere i vini salentini trattati male, di essere schiavi degli importatori francesi, di essere pagati poco e male e anche di vendere il vino ad altri che lo imbottigliavano con la propria etichetta e lo vendevano bene, soprattutto oltre confine, decisi il grande passo: una linea di imbottigliamento nostra. Era il 1995. oggi imbottigliamo tutta la nostra produzione, circa 7 milioni di bottiglie, ma la capacità può arrivare a trenta milioni di pezzi. E’ sempre bene portarsi avanti…”.
DETERMINAZIONE E SERIETA’
A proposito di numeri e di passi avanti: oggi le Cantine Due Palme, con sede a Cellino San Marco, è un insieme di quattro cantine (in pratica uno dei più vasti complessi cooperativistici del Sud, il primo in Puglia) una delle quali, nel centro storico del borgo di San Pietro Vernotico, sarà presto supportata dalla costruzione di un accogliente Relais, specie per ospitare tutti quei clienti che arrivano dall’estero. I soci complessivi, dai quindici del debutto, sono ora un migliaio, che coltivano complessivamente 2200 ettari di filari distribuiti nei territori di 16 Comuni,a loro volta facenti parte delle province di Brindisi, Lecce e Taranto. “Abbiamo fatto un lungo lavoro di ricerca, sui vitigni – quelli autoctoni e quelli internazionali ben ambientati in Salento – e sui territori. L’uva perfettamente sana e matura al punto giusto è alla base dei nostri vini “, spiega l’affabile padrone di casa. “Essendo, oltre, che enologo, anche erede di vignaioli, so quanto vale il lavoro in campagna. Cos’ le uve buone le paghiamo bene e…” aggiunge con tono scherzoso (ma fino ad un certo punto) “non so se è per questo che sul tavolo ho cataste di domande di nuovi vignaioli che vorrebbero entrare a far parte della nostra compagine. Ma il numero è praticamente chiuso, sono contemplati solo quattro o cinque ingressi all’anno. Certo è che comunque la nostra indagine su uve e territori va sempre avanti, non si sa mai, le sorprese gradevoli possono sempre esserci. Ad esempio nel 2000 dopo aver girato tra una cinquantina d’ettari di filari, abbiamo individuato miste ad altre, circa 50 piante di Susumaniello, un vitigno pugliese che era ormai all’ultimo stadio prima dell’estinzione definitiva. Abbiamo allora subito coinvolto i vivaisti della friulana Rauscedo, che un paio d’anni dopo ci hanno dato le prime 1200 barbatelle di questo vitigno antico. Adesso solo Cantine Due Palme ha 20 ettari di orgogliosa vigna di susumaniello che dà un vino rosso ricco di colore, dai tannini morbidi e non aggressivo”.
Il susumaniello, antico vitigno autoctono, oggi ricopre 20 ettari di terreno.
Il parco vitigni, di cui il susumaniello è tornato a far parte in grande stile, è formato prevalentemente da negroamaro, da primitivo, da malvasia nera. Ci sono poi, come detto, le uve “internazionali”, per esempio, il cabernet franc, il cabernet sauvignon, il merlot e il syrah, che qui, tra terre asciutte, ventilate e sotto cieli particolarmente luminosi, hanno trovato una buona accoglienza da vecchia data.
ALLA CONQUISTA DI NUOVI MONDI
Il 90% della produzione vinicola affronta le strade dei mercati stranieri. Quali? Praticamente tutti, perché l’attenzione commerciale è sempre lì con i radar accesi, attenta notte e giorno. Là dove c’è il minimo interesse, Maci e il suo giovane staff arrivano e sondano il terreno. Dopo aver fatto, ovviamente, tutte le valutazioni del caso, ovvero dopo aver approfondito le conoscenze dei meccanismi interni dei singoli mercati. “Perché un conto è l’entusiasmo, un conto è poi farsi pagare”, sintetizza il padrone di casa. “Attualmente c’è un lavoro particolare e delicato verso la Cina, l’India, il Brasile, dove l’attenzione al vino di qualità, al servizio efficiente e al prezzo al prezzo abbordabile è sempre più accesa”.
Perché una scelta così decisa verso i mercati stranieri? “Siamo diventati grandi e vaccinati molto in fretta”, spiega Angelo Maci, “però anagraficamente, siamo un’azienda ancora relativamente giovane, se si pensa che abbiamo cominciato ad imbottigliare in proprio una quindicina di anni fa. Quando abbiamo messo a punto tutta la macchina operativa, altri buoni vini pugliesi erano già ben posizionati sul mercato interno e nel contempo sentivamo nell’aria quel che poi sarebbe diventato un periodo di scarsa brillantezza economica. Ecco perché abbiamo subito puntato le antenne oltre confine, dove il mercato è più vasto e articolato. Una scelta per niente facile, perché richiedeva un’organizzazione subito efficiente, non ci potevano essere margini di errore con i clienti qualificati e lontani migliaia di chilometri, da conquistare non solo con i prodotti eccellenti ma pure con i servizi rapidi, veloci ed efficaci”.
SINTONIA DI SQUADRA
Un buon lavoro, dunque quello di Angelo, che presiede agronomi, tecnici, amministrativi e familiari (la figlia Melissa è direttore generale dell’azienda, la figlia Antonella si occupa dello squadrone dei soci, il figlio Gilberto segue l’imbottigliamento, perciò la quarta generazione dei Maci è già bene in pista). Il presidente “effettivo” (quello onorario è l’ex Ministro Paolo De Castro, nato lì a due passi, a San Pietro Vernotico), per questa sua lunga propositiva e produttiva intraprendenza, si è meritato un sacco di riconoscimenti e incarichi. Membro dell’Accademia dei Georgofili e dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Ambasciatore delle Città del Vino, Premio Barocco per l’Imprenditoria Premio Sua Eccellenza Italia, per il meglio del Made in Italy, preso all’inizio di Luglio dalle mani del Ministro per l’Agricoltura. Tanto per citarne alcuni. Per non farsi mancare niente è pure Presidente del Consorzio di Tutela del Salice Talentino, una della DOP più importanti di Puglia, che vanta 1100 ettari di vigneti, 600 dei quali sono dei soci delle Cantine Due Palme. Insomma, qui gioca un po’ in casa. Ma quel che più conta, per Angelo Maci, al di là dei riconoscimenti e del fatto di aver costruito, partendo da un capitale pari a zero, una delle grandi realtà imprenditoriali pugliesi, è continuare ad essere punto di riferimento per migliaia di vignaioli della sua regione. Primi tra tutti, naturalmente, quelli che lavorano nella sua grande squadra. “ogni giovedì, da aprila ad inizio vendemmia, invitiamo tutti i soci nella nostra grande sala conferenze, dove ci sono, palchi, proiettori, diffusori sonori eccetera, costruita accanto alla barricaia di mille metri quadri” – preciso anche sui numeri l’imprenditore di Cellino San Marco – “e lì i nostri agronomi danno le direttive settimanali che servono per coltivare al meglio la vigna fino alla vendemmia dell’uva, quindi pratiche agronomiche, cimature, concimazioni naturali, lotta integrata… poi li informiamo delle novità, dei progetti, delle iniziative promozionali. Insomma la condivisione è determinante, così come la consapevolezza di lavorare per un progetto che dimostra di avere tutte le carte in regola. Quando facciamo questi incontri le nostre 800 comode poltrone in platea sono sempre tutte occupate. Ogni volta c’è una partecipazione praticamente totale e questa è davvero la soddisfazione più grande”.
(...)
da IL MIO VINO - ottobre 2011



