Com’è nato il rosato? Tra storia e leggenda…

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Tante le storie dietro al vino, tante le leggende, le curiosità. Negli ultimi anni ha preso sempre più piede il consumo di vino rosato, che fino a qualche tempo fa veniva bistrattato rispetto ai più quotati colleghi rossi e bianchi. Il motivo può risiedere anche nell’idea che si aveva della produzione del rosato, considerato un rosso allungato con l’acqua. Niente di più falso, ovviamente. I processi di produzione del rosato sono studiati nel dettaglio e nei minimi particolari, come sempre.

C’è un fascino particolare in una delle leggende sul rosato, la più accreditata e più veritiera, che ha come protagonista principale un prete che abitava sulle rive del Lago di Garda. In un piccolissimo villaggio di campagna, viveva questo prete che, accontentandosi di poco, viveva di ciò che gli donavano i suoi compaesani. Si cibava principalmente dei frutti della terra, qualche oliva e verdura. Troppo pigro per coltivare in modo decente il piccolo orto della chiesa, in un primo momento fu preso in custodia dagli abitanti del villaggio che gli donavano cibo e soprattutto il vino, che non doveva mancare mai per via delle funzioni religiose. Tutto, neanche a dirlo, in maniera completamente gratuita.

Questa situazione però non durò a lungo. Soprattutto il vino aveva un costo che i suoi compaesani non vollero più sostenere. E così, lo lasciarono da solo a provvedere al suo sostentamento e a quello della chiesa. Finito il tempo dello scrocco per il prete? Macché! Un modo alternativo e non lecito lo trovò. E approfittò della vendemmia…

Una vendemmia differente rispetto a quella a cui siamo abituati oggi, ovviamente. L’uva vendemmiata si versava sui tini che a loro volta erano posti in grandi carri. Dopo aver pigiato l’uva, arrivata la sera, i carri venivano riposti nell’aia padronale dove iniziava la fermentazione del mosto. Ed è proprio in questa fase che il nostro simpatico prete studiò il suo piano diabolico.

Nascostosi sotto un carro, riuscì a bucare un tino e riempì un recipiente di un vino che era rimasto troppo poco a contatto con le bucce e che non aveva iniziato la fermentazione. Quindi il vino che ne venne fuori non era rosso, ma neanche bianco. Il colore fu una via di mezzo, un rosato. Grazie alla sua azione furtiva, il prete sul Lago di Garda creò il vino rosato.

Storia o leggenda? Chi lo sa…resta comunque una storia sulla cultura del vino che non potevamo dimenticare.