Ma se un vino sa di birra, è sempre vino?

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Ci batteremo sempre perché alla fine vinca il gusto! D’altronde lo abbiamo già detto in questo pezzo, non conta tanto il prestigio di un vino, che comunque mantiene sempre la sua importanza, quanto il gusto del consumatore. È lui che dovrà berlo, è lui che dovrà spendere i suoi soldi. Benissimo. La domanda che vi facciamo oggi è un’altra: vale davvero tutto? Si può sperimentare ogni tipo di cosa, spingendosi oltre ogni limite? Beh…ognuno la penserà a suo modo, per essere un po’ banali. Noi crediamo nel vino tradizionale, nel vino che sa di vino, con i suoi aromi. Ma in giro per il mondo si può trovare anche un vino al gusto di birra. Si si, abbiamo detto proprio al gusto di birra, e non stiamo scherzando!

Ma abbiamo anche il vino al sapore di canapa…ai semi di papavero…e chi più ne ha più ne metta! Oggi è diventata più che altro una moda, quasi una gara a produrre vini sempre più eclettici e stravaganti. Ma anni fa, centinaia di anni fa, questa pratica era nata per scopi puramente medicali. I cosiddetti enoliti, infusi a base di vino e aromatizzati con erbe di diversa natura, sono nati già con gli egizi. Vini utilizzati come medicinali per scopi, neanche a dirlo, curativi. E con l’andare del tempo, verso la fine del ‘700, la produzione degli enoliti è diventata una vera e propria branca della farmacologia. Spezie, erbe, radici, tutte quelle sostanze che comunemente vengono chiamate droghe ad arricchire il vino.

Ed è così che è iniziata una produzione di vini con macerazione all’interno di genziana, cannella, anice, canapa. Canapa? Ebbene si. È stato anche prodotto un vino alla cannabis. Certo, parlare di vino non è possibile anche a livello normativo, in quanto dovremmo parlare in questo caso di bevanda aromatizzata a base di vino. Ma possiamo aggiungerlo alla lista delle idee quantomeno stravaganti.

Mai però quanto quelle di un enologo belga davvero molto intraprendente e pieno di fantasia. Nel giro di pochi anni Filip Decroix ha messo sul mercato due bianchi che, del sapore del vino, neanche l’ombra. In prima battuta ha voluto creare un vino bianco prodotto con un infuso estratto dai semi di papavero. Ma l’azzardo più grande lo ha effettuato unendo lo Chardonnay al luppolo in fase di fermentazione per creare un vino che sapesse di…birra! Non contento dei primi risultati, il buon Decroix ha insistito per ben 13 volte prima di trovare la quadra giusta, prima che il suo vino bianco sapesse di birra. Che poi, per noi è un po’ come se dicessimo che la carne sa di pesce.

Continuiamo a difendere la prevalenza del gusto del consumatore. A noi piace il vino che sappia di vino…se anche voi condividete questa passione, occhio all’etichetta! Altrimenti…cin cin, cheers…non sappiamo più cosa dirvi se nel calice metteremo la birra e nel boccale il vino!