SolBioGrape, ecco la squadra e gli obiettivi del progetto

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Vivere su questa Terra può essere tutto sommato un’esperienza semplice. Il vero impegno che ognuno di noi deve mettere in campo consiste nel farlo nel migliore dei modi, rispettando ciò che non ci appartiene di diritto. La sostenibilità ambientale rientra nei doveri che ogni essere vivente deve perseguire, nel rispetto di quel mondo che lo ospita. L’evoluzione e le ricerche scientifiche non possono prescindere da tutto questo. Ecco perché il recupero e il riciclo restano punti fissi del progetto a cui Due Palme partecipa, SolBioGrape. Vi abbiamo già raccontato per sommi capi in cosa consiste il progetto in questo pezzo. Adesso vogliamo svelarvi i nomi di chi partecipa attivamente per la realizzazione di un’idea che va incontro alla sostenibilità ambientale di cui parlavamo prima e che ha a cuore la salute degli uomini.

Per conoscere meglio i componenti del team e gli obiettivi che si sono posti, abbiamo avuto una conversazione con la Dott.ssa Giovanna Giovinazzo, coordinatrice del progetto e Primo Ricercatore del CNR (Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari – ISPA) dal 2001. Oltre a lei, nella squadra SolBioGrape ci sono anche il Prof. Alessandro Leone, del Dipartimento di Scienze Agrarie, degli Alimenti e degli Ambienti dell’Università degli Studi di Foggia, e la Dott.ssa Antonella Tamborrino, del Dipartimento di Scienze Agroalimentari e Territoriali dell’Università di Bari. Ovviamente, neanche a dirlo, Due Palme chiude il gruppo.

I ruoli che ricoprono? La Dott.ssa Giovinazzo ha il compito di ottimizzare i parametri sperimentali per la produzione biotecnologica e il recupero dei composti bioattivi caratteristici della vite. E non solo: attraverso lo studio delle varie produzioni vitivinicole della Puglia, ha il compito di determinare il profilo biochimico di quelle molecole che possano avere effetti salutistici sull’uomo.

Il Prof. Leone si occupa invece delle macchine e degli impianti per il recupero e la valorizzazione dei sottoprodotti delle industrie agroalimentari. Alla Dott.ssa Tamborrino infine, spetta l’implementazione di prototipi in impianti industriali, della sensoristica applicata agli impianti agroalimentari e lo studio di sistemi per il controllo di processo.

Due Palme? La cantina di Cellino San Marco metterà a disposizione la materia prima, le vinacce che SolBioGrape utilizzerà per il suo progetto. Con la Dott.ssa Giovinazzo abbiamo analizzato, punto per punto, dove possono portare questi lavori. Ovviamente l’obiettivo numero 1 è sperimentare nuove forme di utilizzo degli scarti di lavorazione della filiera vinicola al fine di ottenere nuovi prodotti arricchiti di molecole bioattive. Ma come dicevamo prima, oltre alla questione salutista, lo studio guarda alla sostenibilità ambientale. Per raggiungere l’obiettivo finale “abbiamo intenzione di ridurre la quantità di sottoprodotti e studiare processi che possano riutilizzarli completamente, su larga scala e in maniera economicamente conveniente” dice la Dott.ssa Giovinazzo. “Ovviamente dobbiamo valutare l’efficienza del recupero dei sottoprodotti come reattività antiossidante e antimicrobica”. E dal punto di vista puramente operativo? Cerchiamo di entrare nella parte più tecnica di SolBioGrape. “Stiamo sviluppando una tecnologia che sia in grado di operare la separazione delle bucce dai vinaccioli senza perdere le componenti bioattive. Poi dobbiamo produrre buccia in polvere dalla vinaccia, sviluppando un processo innovativo per l’essiccazione delle stesse bucce. Infine metteremo a punto una formula per l’ottenimento di una nuova bevanda alimentare ricca di polifenoli e a elevato potere antiossidante”.

Perché proprio i polifenoli? Probabilmente questa è la risposta più semplice: quelli prodotti dal metabolismo secondario della vite, hanno un vasto raggio d’azione che fa di loro agenti antinfiammatori, antiallergenici, antimicrobici, vasodilatatori, antitrombotici, cardioprotettivi e antiossidanti. Ottima notizia, ma qual è la difficoltà più grande? “La possibilità di ricavare, su larga scala, polifenoli dalle piante coltivate trova un limite nella disponibilità della materia prima in quanto produrre composti bioattivi naturali a partire dalla coltivazione in campo ha un costo unitario troppo elevato, sia in termini di input che di output. Sotto il profilo economico, i pigmenti, ad esempio, dovrebbero essere un sottoprodotto di altre lavorazioni, come nel caso delle vinacce”. Ed è in questo momento che interviene Due Palme, con le vinacce di uve nere ricavate da vitigni tipici del territorio.

Non ci resta che darvi appuntamento alla prossima puntata…