Tappi di sughero? La Natura ci chiede alternative…

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Sughero si o sughero no? Siete fra i romantici che non ammettono nessun altro tipo di chiusura se non il tappo di sughero per le bottiglie di vino? Oppure avete aperture mentali più vaste? E ci scusiamo se il gioco di parole tra chiusura e apertura possa sembrare canzonatorio. Siamo cresciuti con l’idea che un tappo di sughero chiuda con prestigio una bottiglia di pregio. Verissimo. Però…c’è un però. Le querce da cui derivano i nostri amati tappi sono in esaurimento. E per produrre un tappo ci vuole tanto, tanto tempo. Madre Natura ci chiede ogni giorno di guardare a lei con occhi diversi, facendo scelte che siano in linea con il principio della sostenibilità ambientale. E così, chi produceva tappi in sughero oggi produce anche tappi di diversa natura. Ma andiamo per gradi.

Da quanto tempo utilizziamo i tappi di sughero? I primi a essersene serviti sono stati gli antichi Romani che, con il sughero, sigillavano le anfore contenenti, neanche a dirlo, il loro amato vino. Ma il vero e proprio boom per i tappi da sughero si è avuto alla fine del Seicento grazie al frate Dom Pérignon, che iniziò a chiudere le bottiglie del suo spumante proprio in questo modo.

Come dicevamo precedentemente, il sughero si ricava dalla corteccia della quercia da sughero. Per far sì che si possa avere un tappo di alta qualità però si devono aspettare circa 40 anni dall’impianto dell’albero. Perché si è scelto proprio il sughero per chiudere le bottiglie? Per le proprietà che lo caratterizzano, quali elasticità, resistenza, aderenza, flessibilità, durata fino a 25 anni, minima permeabilità all’ossigeno e impermeabilità ai liquidi. Insomma, davvero perfetto! Fino a qualche anno fa, proprio per queste caratteristiche, il sughero non è mai stato messo in discussione. Il problema è che ogni anno vengono fabbricati circa 20 miliardi di tappi di sughero. Se a questo numero aggiungiamo che per avere tappi buoni da una quercia bisogna attendere, come detto, oltre 40 anni, la questione inizia a farsi problematica. Le riserve di querce da sughero sono in esaurimento e le alternative sono più che mai necessarie. Tappi sintetici o prodotti con altri materiali. E qualche azienda ha già iniziato a lavorarci da un po’ di anni…

Aziende come Vinventions, Cork Supply Group e Nomacorc hanno iniziato in un primo momento a produrre tappi che sono un mix di sughero e prodotti biodegradabili, creati senza utilizzare nessun tipo di colla, e che garantiscono riciclabilità e biodegradabilità. Ma la vera innovazione sta in quelli che possono essere identificati come tappi di nuova generazione. Nomacorc, per esempio, una società statunitense con sedi anche in Belgio, Argentina e Cina, ha lanciato una linea di tappi completamente naturali con materie prime sostenibili. Senza ombra di TCA (tri-cloro-anisolo, il colpevole dell’odore di tappo), senza colle, senza carbonio e composti esclusivamente da biopolimeri derivati dalla canna da zucchero. E per gli scettici, quelli che proprio non riescono a pensare all’estinzione dei tappi di sughero, le prestazioni sono assolutamente elevate, tanto da poter conservare anche bottiglie di vino per 25 anni. Tappi sostenibili, di origine vegetale, a elevate prestazioni. Si può chiedere di più?

Va bene. Fino a oggi siamo stati abituati a pensare ai tappi di sughero come indici di qualità e prestigio. Ma in questo caso è la Natura che ci chiede un piccolo sforzo. Non siamo proprio intenzionati a farlo?