Vincono i vini pregiati? No, vince il gusto. Lo dice la scienza…

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De gustibus non disputandum est. Va a finire che avevano ragione i Romani quando erano convinti che in fatto di gusti nulla potesse essere oggettivabile. Ti piace? Allora è buono. Senza bisogno di sapientoni che ci dicano cosa bere o mangiare. Sarebbe bastato questo detto dei nostri antenati per chiudere eterne dispute sul gusto, e invece sono stati effettuati anche esperimenti da fior fior di scienziati per arrivare alla conclusione che la bontà è un valore assolutamente soggettivo.

Anche per il vino vale lo stesso discorso. Sembrerebbe che, al netto di massimi esperti e degustatori, per la scienza vince sempre il gusto. Che, ricordiamo, non può essere esteso in modo oggettivo. E anche quando il prezzo è alto, può non significare nulla. La qualità sarà anche elevata, ma è tutta una questione di percezione. Chi deciderà se il vino è buono sarà sempre il singolo consumatore.

L’Università di Yale ha condotto, già da un po’ di tempo, uno studio con la Stockholm School of Economics che ha sancito, non che se ne sentisse il bisogno, che esiste una connessione tra la qualità del vino e il suo prezzo. E fin qui sembra tutto normale. La parte intrigante sta nel fatto che questa connessione viene stabilita solo quando chi sta bevendo il vino è già informato del suo prezzo. Attenzione! Sarebbe tutto frutto di una clamorosa suggestione.

E per condurre questo esperimento non c’è stato bisogno di chissà quale strumento. Diversi bicchieri di vino di differente qualità e un campione di persone che hanno fatto da degustatori. Dai vini di elevata qualità e molto costosi a quelli molto economici di basso livello. Il test è stato molto semplice: ogni assaggiatore ha dovuto esprimere un giudizio su tutti i vini senza saperne il costo. L’esito finale ha parlato chiaramente: i non esperti di vino hanno preferito in modo inequivocabile le qualità di vino medie. Ma non solo. Sebbene anche il non esperto abbia rifiutato il vino di pessima qualità, non ha mostrato comunque interesse verso le etichette migliori, anzi, è evidente che non abbia colto il legame qualità-prezzo. La ricerca ha concluso in modo perentorio che il prezzo di un vino è una fortissima suggestione per il consumatore.

Ma ciò che emerge da uno studio tanto semplice quanto reale è che l’attrazione nei confronti di un vino la determina il gusto soggettivo. Nient’altro. E quindi chi ci consiglia di bere un determinato vino invece di un altro in occasione di un pasto x? Che fa? Ci prende in giro? Ovviamente no. Ci sono dei parametri che vengono rispettati senza far male a nessuno, come ad esempio un vino bianco con il pesce e un rosso con la carne. Ma il proprio gusto vincerà su tutto.

Certo, un altro studio ha stabilito che alcune preferenze che ognuno di noi avrebbe verso un tipo di vino, sarebbero legate a determinate caratteristiche genetiche così come caratteriali e ambientali. È una teoria che ha avanzato uno chef americano, Tim Hanni, la teoria dei vinotipi. Sono quattro tipi di consumatori differenti che, a seconda dei gusti e di lati caratteriali, consentono di individuare il vino preferito attraverso semplici domande. I quattro profili sono dolce, tollerante, ipersensibile e sensibile. Una teoria che poi è stata avallata dallo studio della Michigan State University. Quindi…intenditori o no…fidatevi sempre del vostro gusto, e del vostro modo d’essere.