Vino, caffè e ammazzacaffè! Come si servono liquori e distillati?

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Davvero una cena con i fiocchi! Ottimo cibo, splendida compagnia, vino eccezionale. Ogni calice è stato all’altezza degli alimenti a cui si è accompagnato. Una di quelle serate in cui ci si alza da tavola davvero soddisfatti. Insomma, avete fatto un figurone con i vostri amici. Ma non starete dimenticando qualcosa? Va bene, anche il dolce è stato squisito. Il caffè amaro, per pulire un po’ la coscienza, è stato preso. Adesso serve qualcosa di forte per chiudere in bellezza. Esatto, parliamo dell’ammazzacaffè!

Una pratica nata nei salotti nobiliari oltre 100 anni fa quando, a fine pasto, dopo aver preso il caffè ci si spostava in un’altra sala dedicata a bere liquore, whisky o brandy che fosse, accompagnato da un buon sigaro. Il perché del nome ammazzacaffè è dovuto al fatto che il liquore ha il compito di smorzare il sapore che resta in bocca, dopo aver appunto bevuto una tazzina di caffè. In alcune regioni del nord Italia ancora oggi si beve l’ammazzacaffè nella stessa tazzina in cui si è bevuto il caffè. Gusti e tradizioni affascinanti. Noi ovviamente vi consigliamo di cambiare il bicchiere da cui bere, ma semplicemente per godere degli odori e dei sapori pienamente. Anzi, vi consiglieremo i diversi tipi di bicchieri o calici da cui sorseggiare i vostri liquori e distillati. E occhio alle temperature di servizio

Cominciamo dai distillati, quelli ricavati dall’uva, cioè gli acquaviti. Per sorseggiare un buon brandy ad esempio, sono due i bicchieri consigliati: o il classico tulipano oppure il ballon. Stessa cosa vale per il cognac e per il rhum, che sarebbe meglio degustare in ballon di grandi dimensioni. Questo per agevolare il riscaldamento del bicchiere tramite la mano e di conseguenza del liquido al suo interno. Perché? In questo modo gli odori del cognac che andremo a bere diventeranno ancora più intensi. Per il whisky invece (acquavite ricavato dal grano) il bicchiere da utilizzare è dei più classici, di quelli cilindrici. Parliamo del tumbler, che grazie proprio alla sua forma molto semplice consente di degustare il whisky liscio o con l’aggiunta di ghiaccio. Dal bicchiere più classico si passa a piccoli calici a forma di tulipano, utilizzati per degustare la grappa. Per quanto riguarda invece gli amari, sulla falsa riga dei whisky, sono da servire in classici bicchieri, sempre per garantire la doppia possibilità di berli lisci o in ghiaccio.

Al di là del tipo o della grandezza dei calici e dei bicchieri da utilizzare per degustare i distillati, sarà fondamentale, proprio come avviene per i vini, servirli alle giuste temperature. Non attenersi a quelle che dovrebbero essere le temperature di servizio può rovinarne le caratteristiche. E siamo certi che nessuno voglia fare un affronto simile al lavoro dei produttori dei nostri amati distillati.

In generale, le temperature di servizio da rispettare, sono le seguenti:

·         Per tequila e vodka, servire tra i 4° e i 6°C;

·         Fra i 6° e gli 8°C invece dovremmo servire il whisky (non invecchiato);

·         Le grappe e in generale i distillati d’uva devono essere serviti a temperature che oscillano tra gli 8° e i 10°C;

·         Fra i 12° e i 17°C è bene servire i liquori aromatizzati alle erbe o spezie e tutti gli amari (fatta eccezione per chi volesse berli in ghiaccio);

·         L’ultimo range di temperatura oscilla tra i 18° e i 20°C e riguarda cognac, brandy, rhum, grappe e whisky se sottoposti a processi di invecchiamento, proprio per consentire lo sviluppo degli odori.

Cena fantastica, ottimo vino, grandi amicizie. Tutto perfetto. Ma che tocco di classe il dopocena…