Vino e scultura. Gli intrecci dell’arte tra marmo, scalpello e…calice

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Quanta arte nel vino! Anzi no, che arte il vino! Non siamo certo noi a scoprire le connessioni tra la bevanda di Bacco e le varie forme artistiche. In questo pezzo vi abbiamo proposto alcune connessioni tra musica e vino, ma tutta l’arte ha sempre avuto un occhio di riguardo per la nostra bevanda preferita. Il vino, da sempre, ha significato vita, ricchezza, edonismo. Non a caso, la divinità scelta come custode del nettare degli dei, Bacco o Dioniso che vogliate chiamarlo, è il dio del piacere e del divertimento. Nella musica, nella filmografia, nella pittura, c’è sempre stato spazio per il vino. E anche nella scultura. Tantissime le statue dedicate a Bacco, alle leggende legate al suo mito. Racchiuderle tutte sarebbe un’opera letteraria impressionante. E, come spesso vi diciamo, non è certo questo il nostro lavoro.

Ma ci è piaciuto curiosare nel web per cercare alcune sculture particolari. Ed ecco che vi proponiamo qualche esempio di scultura e vino, quando l’arte incontra il vino e se ne innamora. Cominciamo col dire che non ci sono momenti storici precisi che abbiamo preso in considerazione, è stata semplicemente una selezione visiva, ciò che più ci è piaciuto. In più, gli scultori dell’antica Grecia e dell’antica Roma hanno prodotto tanto quanto quelli moderni. Il vino è stato sempre protagonista.

Innumerevoli le sculture dedicate a un duo che difficilmente può essere diviso: Dioniso ed Eros. Il primo molto più alto del secondo, ha una braccio sulla sua spalla tenendo in una mano un grappolo d’uva, nell’altra un calice di vino. Solitamente vengono raffigurati per via dell’amore che Dioniso provava per Arianna, abbandonata da Teseo e ritrovata dallo stesso dio. 

  

Amore che ritorna anche nella scultura di epoca romana conservata agli Uffizi di Firenze, Bacco e Amplelo. In questo caso oggetto del desiderio del dio del vino è il giovane Amplelo, ragazzo a cui Bacco fece dono del primo grappolo d’uva che sporgeva dai rami di un olmo. Cercando di raccogliere altri grappoli però, Amplelo si sporse troppo, cadde e alla fine morì. Il dolore portò Bacco a trasformare il ragazzo in una stella della costellazione del Vendemmiatore, che appare proprio in cielo proprio durante la vendemmia.       

  

Tra sculture di artisti senza nome, se ne stagliano due di eccellenti firme: Michelangelo e Sansovino. Il Bacco di Michelangelo, scultura prodotta da un Buonarroti poco più che ventenne, è una perfetta allegoria della costante alternanza tra vita e morte. Nella stessa mano sinistra infatti, Bacco tiene sia un grappolo d’uva, considerata da Michelangelo un simbolo di vita, che la pelle di leopardo, che raffigura la morte. La meraviglia di questa scultura sta nel suo realismo, espresso nella figura di Bacco che sembra davvero barcollare a causa dello stato di ebbrezza. Ma Michelangelo non ha bisogno di nessuna presentazione. Diremo solo che la scultura si trova nel Museo nazionale del Bargello a Firenze.                                               

  

Così come il Bacco di Sansovino, opera molto apprezzata a Firenze e nel 1500 molto più conosciuta rispetto a quella di Michelangelo. È una scultura che evoca il mito di Bacco, rappresentato come un dio sorridente che solleva in alto il bacile, contenitore dal quale gli antichi bevevano il vino.

Non solo opere che appartengono al passato. La scultura contemporanea ha dedicato opere d’arte al vino. Basti pensare alla “Fontana del vino” che si trova in piazza Francesco Pizzo, a Marsala, in Sicilia. L’opera del maestro Salvatore Fiume, che raffigura un asino scalciante che porta sulla soma una botte di vino e una baccante, è un inno alla cultura contadina dedita alla lavorazione della vigna del comune marsalese.

Abbiamo deciso di lasciare come ultima scultura la “Fontana delle Tette”, costruita nel 1559 a Treviso su ordine di Alvise Da Ponte, podestà della Repubblica di Venezia, dopo una grande siccità che colpì la città. Affascinante la storia che si nasconde dietro alla costruzione di questa fontana, purtroppo andata quasi completamente distrutta e i cui resti sono sotto una teca nel portico del Palazzo dei Trecento. Esiste però una copia che i trevigiani hanno sistemato nel cortile di Palazzo Zignoli. Cosa c’entra questa fontana con il vino? Quando veniva nominato un nuovo podestà, dai due seni sgorgavano per tre giorni vino bianco e rosso che i cittadini potevano bere in modo gratuito.