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Perché si dice “Cin cin” quando si brinda? Un viaggio tra culture e lingue di mondi apparentemente lontani

Perché si dice “Cin cin” quando si brinda? Un viaggio tra culture e lingue di mondi apparentemente lontani

Cin cin”! Viene davvero in automatico, basta vedere due calici pieni, si incrocia lo sguardo di chi ci sta di fronte ed è fatta. Questa parolina ripetuta due volte sembra essere indispensabile, senza di lei non può esistere brindisi. E infatti è di buon auspicio, un gesto di cortesia e amicizia tra chi si appresta a sorseggiare uno spumante, un buon vino.

Ma da dove viene questa espressione? Perché diciamo “Cin cin”? Abbiamo già visto il motivo dell’espressione “fare un brindisi”, trattato in un precedente articolo. Adesso non ci rimane che sciogliere ogni curiosità su questa parola che ha anche un suono molto simpatico. Da quale lingua deriva? Come è arrivata fino a noi? Momento, momento…a breve sveleremo ogni cosa.

Cominciamo col dire che “cin cin” deriva dal cinese, più specificamente dalla locuzione QING (si legge “cing”) che vuol dire “prego”. È un invito a fare qualcosa, una garbata esortazione. Si utilizza per dire, ad esempio, “prego, si sieda”. E come è arrivato dal lontano Oriente fino a noi? Giusto un paio di passaggi, storici e culturali, che hanno coinvolto soprattutto gli scambi commerciali a partire dalla seconda metà del 1800.

In Italia l’espressione è arrivata per mezzo dei commercianti e dei marinai inglesi che, durante il florido periodo Vittoriano caratterizzato da benessere economico ed espansione commerciale e coloniale, hanno deciso di fare propria questa espressione di cortesia utilizzata dai cinesi. Da quel momento in poi “chin chin” nel Regno Unito è stato utilizzato per salutarsi cordialmente o augurare una buona continuazione di giornata, spesso una navigazione senza intoppi tra marinai.

Da quel momento è stato il metodo di diffusione più comune e ancora oggi efficiente a fare il resto. È grazie al classico passaparola nei porti europei se l’espressione ha avuto la fortuna che tutt’oggi riveste. In Italia poi, ci ha messo davvero pochissimo a diventare una realtà consolidata. Grazie anche alla suggestione onomatopeica che questa parola comunica.

È innegabile che “cin” ricordi il suono di due calici che si toccano tra di loro, proprio nel momento del brindisi. Il tintinnio è inequivocabile, e sembra davvero dire “cin”. Un augurio, che tutto vada come deve andare. Dall’Oriente all’Occidente. E allora Cin Cin!!!