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Vino de-alcolato: bevanda per astemi e…guidatori

Vino de-alcolato: bevanda per astemi e…guidatori

O bevi o guidi! Sono anni che prendono piede campagne di sensibilizzazione per evitare che ci si metta alla guida dopo aver esagerato con l’alcol. L’iniziativa parte dallo Stato, così come dalle stesse aziende produttrici di vino, birra o alcolici in generale. Niente…purtroppo le nostre cronache sono sempre piene di pagine nere, di incidenti che sono costati la vita a tantissime persone. Purtroppo le statistiche sono impietose, ancora oggi il 30% degli incidenti nel nostro Paese è causato dall’abuso di alcol.

La resistenza all’alcol varia di persona in persona. Ad intervenire sono diversi fattori, quali il peso corporeo, la gradazione alcolica e la quantità di bevanda bevuta, il fatto di aver ingerito alcol a stomaco pieno o vuoto. Dal punto di vista legislativo però, il tasso di alcol presente nel sangue di chi guida non deve superare il valore di 0,5 grammi per litro. Tutto chiaro. Quindi? Quali sono le vie per rendere le nostre strade più sicure? Due: bere e non guidare, non bere e guidare. “Bob” è stato chiamato l’amico coscienzioso che “si sacrifica” per la comitiva. Colui che guiderà al rientro e che non avrà bevuto neanche un po’ d’alcol. Ma c’è qualcuno che ha preso a cuore Bob, creando così una terza via possibile…

Che sia piacevole o meno, non è un compito che spetta a noialtri. Ma da appassionati del vino in tutte le sue forme, non possiamo non condividere una creazione che ha lasciato parecchio perplessi produttori e consumatori. Stiamo parlando del vino de-alcolato.

Si, da non crederci, ma è stato inventato un vino senza alcol. Chiamarlo vino non è neanche propriamente corretto, come sottolineato da Coldiretti. Una bevanda all’uva, ecco il modo più appropriato per darle un nome. Ma come si ottiene, dato che non è un succo di frutta? Si parte dal vino vero e proprio per poi attuarci un processo di sottrazione, industriale, dell’alcol composto da tre fasi. Il vino viene privato dai composti aromatici, quindi da questo liquido ormai privo di aromi si sottrae anche l’alcol. L’ultima fase consiste nel reintegrare gli aromi nella bevanda, senza reimmettere l’alcol. Il prodotto finale sarà una bevanda che conserverà le proprietà organolettiche originali, ma senza l’alcol e le calorie.

Per l’Organizzazione Internazionale del Vino la de-alcolizzazione diminuisce tutte le sensazioni fruttate e dolci, mentre aumenta i gusti amari. L’alcol, da sempre, ha giocato nel vino un ruolo sensoriale sulle nostre cellule ricettive. Non chiamiamolo vino. Ma… c’è un ma. Visto nell’ottica dei tentativi di ridurre l’abuso di alcol e far sì che il caro amico “Bob” non si senta escluso dalla comitiva, tenendo comunque il suo calice in mano, è di sicuro una valida alternativa.

Probabilmente c’è anche bisogno di una cultura del bere diversa da quella che il nostro Paese può vantare attualmente. Come da sempre cerchiamo di dire, a noi piace bere il vino con moderazione, per degustarlo, per amarlo. Non c’è nessun bisogno di spingersi. Ma questa bevanda resta comunque un’alternativa. Una sola richiesta: non chiamatela vino!