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Vino e medicina. Quando un “rosso” veniva utilizzato come anestetico…

Vino e medicina. Quando un “rosso” veniva utilizzato come anestetico…

Noi lo diciamo da tempo. E ne siamo convinti da anni. Non c’è rimedio migliore del vino per sconfiggere un male, che sia fisico o mentale. Ovviamente si esagera un pochino, volutamente. Non pensiamo che la bevanda più buona del mondo possa sostituire l’odierna farmacopea in termini curativi, ma che faccia bene in determinate circostanze ormai è scientificamente assodato. Un paio di bicchieri di vino rosso al giorno non possono che far bene alla circolazione, al cuore e alla nostra salute in generale. E di questo ne abbiamo già parlato nell’articolo che potete leggere cliccando qui.

Non sarebbe male però capire come il vino sia stato utilizzato nel corso del tempo e da varie culture. Perché ancora prima di essere concepita come beneficio cardiovascolare, la bevanda cara a Bacco è stata utilizzata come anestetico, disinfettante, diuretico… già nel V secolo a.C. infatti, alcuni scritti di Ippocrate, padre della medicina, consigliavano di utilizzare il vino e le bevande alcoliche per combattere la febbre e come aiuto nelle convalescenze.

È affascinante il modo in cui il vino sia stato utilizzato nel corso dei secoli, oltre a scopo puramente e squisitamente edonistico, anche come rimedio curativo. Dagli egizi agli etruschi, fino ai romani e tutto l’Occidente in pieno Medioevo e oltre, il vino ha svolto anche funzioni medicali. Difficile dire chi sia stato il primo popolo in assoluto a rendersi conto delle qualità benefiche di questa bevanda così cara a tutte le culture, ma di certo sappiamo che gli egizi, ad esempio, il vino lo utilizzavano come anestetico locale. Invece gli etruschi se ne servivano per lenire il dolore causato da lussazioni, tumefazioni, ascessi e ferite. Non solo rimedio esterno da porre sulla pelle, lo usavano anche per curare malattie del fegato e della milza, così come dissenteria e coliche. Un farmaco davvero potente, insomma.

A Roma invece il vino veniva utilizzato soprattutto nella preparazione di decotti a base di erbe naturali. Il medico che ci ha lasciato un’enorme documentazione a riguardo è Galeno, medico personale di Marco Aurelio. Proprio colui che ha dato il nome alla Galenica, vale a dire l’arte di preparare i farmaci in farmacia. Uno dei medici più importanti della storia della medicina occidentale, i cui principi sono rimasti alla base della disciplina fino al Rinascimento. Non proprio uno qualsiasi. Bene, nel ricettario che Galeno ci ha tramandato, ci sono centinaia di intrugli a base di erbe in cui il vino fa da padrone.

La terapia curativa, anche in ambito chirurgico, del vino è stata portata avanti in tutta la medicina fino all’800. Basti pensare che per lungo tempo tutti i medici provenienti dalle scuole più importanti d’Europa utilizzavano il vino come cicatrizzante. Si imbeveva una fasciatura con questo prezioso nettare e la si lasciava sulla ferita fino alla completa cicatrizzazione della stessa, e quindi alla guarigione.

Doppia azione di disinfettante e antidolorifico quindi. Le cronache parlano anche di personaggi illustri che hanno usato questa medicina naturale sotto consiglio dei loro medici. Luigi XIV, il Re Sole, dovette fronteggiare la cancrena di una gamba. Per alleviare i dolori lancinanti il suo medico decise di fargliela immergere in una vasca piena di vino caldo aromatizzato.

Tutti rimedi medici utilizzati molto tempo prima che si scoprissero le qualità benefiche cardiovascolari, che spingono i medici a consigliare due bicchieri di vino rosso al giorno. Difficile sapere quale sia stato il primo popolo a scoprire i benefici curativi del vino, non solo visto come una bevanda ma anche come un vero e proprio farmaco. Tra le varie storie sui presunti antesignani della medicina naturale, ci piace lasciarvi una leggenda che ci porta in Persia, l’attuale Iran.

Presso la corte del re Iamsheed era abitudine conservare l’uva in vasi, prima che venisse consumata fuori stagione. Protagonista di questa leggenda è una donna, una delle mogli dell’harem di re Iamsheed. Vittima di un’emicrania lancinante, la donna, stanca del dolore, decise di uccidersi. Scelse di avvelenarsi bevendo il succo venuto fuori da uno dei vasi che emanava un odore particolare e che era stato messo da parte proprio perché ritenuto velenoso o comunque pericoloso. Le cose però non andarono come la donna aveva pensato. Invece di addormentarsi per sempre, riuscì a riposare per bene, tanto da consentire all’emicrania di sparire, non prima di aver provato un senso di allegria fuori dal comune. Al suo risveglio riferì tutto al sovrano, che da quel momento decise di produrre una nuova bevanda da bere a corte, buona, che metteva buon umore e soprattutto miracolosa: il vino.

Che sia vero o no, importa poco. Il vino fa bene, oggi come ieri. Questo è l’importante. Ma ci raccomandiamo sempre la moderazione, vera amica di questa bevanda magica…