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Vino e psicoanalisi. Qual è la connessione? Ecco un libro di due professionisti

Vino e psicoanalisi. Qual è la connessione? Ecco un libro di due professionisti

Vino e arte, vino e musica, vino e cinema…il nettare degli dei è stato accostato da sempre a varie sfaccettature della vita quotidiana. Considerato anche il primo dei medicinali, il vino ha portato molti benefici all’uomo. Ma che potessimo trovarlo anche come protagonista all’interno di un libro scritto da due psicoterapeuti, questo non ce lo aspettavamo proprio. Un libro tutto italiano, datato 2011, ad opera di Giuseppe Ferrari e Fabio Sinibaldi che indaga sui punti di unione tra il carattere dei vini e quello delle persone. “Vino e psicoanalisi. Appunti e riflessioni di due psicoterapeuti”, l’opera a firma dei due studiosi.

Che ogni tipo di vino abbia il suo carattere, questo è chiaro da tempo. Un carattere dettato dall’ambiente in cui si è formato, dal clima che hanno vissuto le piante. In fondo è anche quanto accade agli uomini. Tutti siamo il risultato dell’ambiente a noi circostante e delle relazioni che intratteniamo con altri esseri viventi. Il lavoro dei due psicoterapeuti ha quindi studiato le relazioni tra vino e psicoanalisi, in tutte le principali connessioni possibili. Un’opera che fornisce interessanti spunti di riflessione sulla stessa passione per il vino.

Uno degli aspetti più interessanti del libro sta nell’abbinare un tipo di vino a particolari personalità. È come se ognuno di noi fosse attirato da un vino o da un altro, che sia bianco, rosso, uno spumante, a seconda del proprio carattere. In poche parole, se un uomo fosse vino sapremmo se è un rosso, un bianco, uno spumante o un passito in base al modo in cui si comporta.

Entrando nello specifico del lavoro dei dottori Ferrari e Sinibaldi, vengono tracciati quattro profili. È corretto dire che non c’è nessuna pretesa scientifica all’interno dell’opera in questione, ma gli argomenti trattati come spunti di riflessione di certo delineano tipologie che facilmente possono essere assimilabili ai comportamenti che assumiamo ogni giorno. I dottori dicono insomma che se sei un tipo riflessivo, verosimilmente berrai un rosso. Ma ecco le quattro tipologie create dai due professionisti:

  1. La personalità socievole e divertente tende a bere gli spumanti. È chi è vocato alle relazioni, soprattutto quelle di gruppo. Insomma, chi fa partire i brindisi a calici levati a tavola con un tono di voce elevato. Meno introspettivo e più eclatante.
  2. A questa prima tipologia si oppone il riflessivo, colui che tende a chiudersi in sé stesso invece che dedicarsi al gruppo. Più razionale, che bada più al concreto. Questa tipologia berrà vini rossi, decisi.
  3. Poi è il turno di chi riesce a essere camaleontico, chi si riesce ad adattare a personalità differenti, anche molto diverse fra loro. Persone che utilizzano un approccio diretto, con pochi aspetti introspettivi e dinamiche nascoste. Queste persone berranno vini bianchi.
  4. L’ultima delle quattro tipologie riguarda chi beve vini dolci, i passiti. Vini che spesso vengono proprio definiti “da meditazione”. Per il loro contenuto zuccherino, spiegano i dottori, sono scelti da chi in generale è più triste proprio perché riescono ad alzare l’umore. Sono vini più emotivi che razionali.

Quattro vini, quattro tipologie di persone. Ovviamente il lavoro dei due studiosi non si è limitato a questa scansione, ma resta uno degli aspetti più importanti in questa connessione vino-psicoanalisi-carattere. Come affermano gli autori in chiusura, il vino aiuta a superare i conflitti o, ancora meglio, a non generarli affatto. È il modo più naturale per rendere il mondo più leggero.